Il mio nome doveva essere mai più

“Se bastasse una grande canzone, per parlare di pace”… così intonava un famosissimo brano di Eros Ramazzotti del 1990. Ci accorgiamo che in realtà non bastano canzoni, pensieri, preghiere, speranze e, sembrerebbe, neanche studiare la storia e i suoi orrori, per scongiurare una situazione, talmente ingarbugliata, da giustificare una guerra! L’atto più primitivo e basso, per una società che si definisce avanzata, tecnologica, “dialogante”… prendendo spunto da un noto vecchio spot, verrebbe da dire “toglietemi tutto, ma non i miei interessi” .

Così, mentre c’è chi muore per decisioni politiche (così le definiscono), siamo tutti sgomenti e increduli. Noi che “si vive di radio”, non possiamo far altro che, insieme ai tanti, sperare, trasmettere ai nostri figli (sì perché anche chi fa radio, mette su famiglia!) i valori intrinsechi della pace universale e del rispetto per la vita. Le canzoni possono e sono un veicolo di diffusione ideologica. Ci viene in mente “Il mio nome è mai più” di Jovanotti, Piero Pelù e Ligabue che, dopo la guerra nella ex-Jugoslavia e l’intervento bellico della NATO in Kosovo, aveva come obbiettivo quello di raccogliere fondi per Emergency, oltre a trasmettere un inequivocabile messaggio di pace: “Io non lo so chi c’ha ragione e chi no, se è una questione di etnia, di economia, oppure solo pazzia

Fra tutte ci balena in mente una canzone universale, che come una preghiera recita:

“Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…”

Jhon Lennon sentì il bisogno, con Imagine, già nel 1971 di sognare e sperare… la pace. Ma l’uomo è bravo a creare presupposti e ripicche, vendette e… odio.

Continueremo a pregare, sperare e a farci “confortare” dalle canzoni. E se i colori giallo e azzurro sono i colori di chi subisce adesso, ci viene in mente che il giallo è di sole e l’azzurro è di azzurro! Una canzone di Giorgia “Di Sole e di Azzurro” recita così:

“Voglio parlare al tuo cuore, leggera come la neve, anche i silenzi lo sai hanno parole”

Che al cuore (sempre che ci sia) di chi può “decidere” la fine di certe atrocità, arrivi, nel silenzio, la voce unanime che in coro, in preghiera, nei propri “vorrei” grida “Stop war!

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